Somalia • Contesto

Situazione Socio-Economica

Situata strategicamente nel Corno d'Africa e confinante con Etiopia, Gibuti e Kenya, la Somalia presenta una superficie di circa 637.660 chilometri quadrati, con una costa che si estende per 3.025 chilometri lungo il Golfo di Aden a nord e l'Oceano Indiano a est. La terra fertile comprende il 70 percento del paese, di cui circa il 2 percento è terreno coltivabile, mentre il 68 percento è pascolo permanente. Le principali aree di produzione agricola sono situate nella Somalia centro-meridionale, lungo i fiumi Juba e Shabelle, e in parte del Somaliland, con colture principali come mais, sorgo, sesamo e fagioli dell'occhio.

La Somalia presenta un clima arido o semi-arido e una topografia prevalentemente desertica. Il paese è ad alto rischio di catastrofi naturali, in particolare siccità, che unita al disboscamento incontrollato, sta portando ad una sempre maggiore desertificazione. Le regioni settentrionali sono montagnose, con altitudini tra i 900 e i 2.100 m sul livello del mare, mentre nella parte meridionale si trovano i maggiori corsi d’acqua, i fiumi Shebelle e Juba, provenienti dall'Etiopia. Le infrastrutture idriche costruite prima della guerra civile, sono andate distrutte, e durante le forti piogge negli altopiani etiopici si verificano inondazioni nelle zone fluviali nella Somalia centrale e meridionale, con immediate conseguenze sul piano umanitario. La gestione ambientale e delle risorse idriche del paese risulta pertanto una questione di primaria importanza nell’ambito degli interventi di cooperazione internazionale.

La Somalia è un Paese giovane, con circa il 79% della popolazione al di sotto dei 24 anni. Analfabetismo e disoccupazione sono diffusi, anche se dati precisi riguardo a questi indicatori registrano differenze notevoli tra fonti governative e agenzie umanitarie. La Somalia è al quarto posto mondiale per analfabetismo, con solo il 30% dei bambini e il 20% delle bambine iscritti alla scuola primaria e gravi disparità si registrano tra centri urbani e le campagne, dove il tasso di analfabetismo è maggiore. La disoccupazione e l’analfabetismo lasciano i giovani vulnerabili al reclutamento da parte di milizie e gruppi radicali, minando gli sforzi per stabilizzare il paese, comprese le aree sotto il controllo di Al Shabaab. Programmi di formazione professionale e che favoriscono creazione di posti di lavoro sostenibili sono un’altra delle sfide centrali per il governo somalo e i suoi partner internazionali.

Nonostante i progressi nell'agenda per la ricostruzione dello stato e la sua stabilità, la situazione socio-economica del paese rimane difficile. Il tasso percentuale della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà (1,90 dollari al giorno) supera il 50% e varia considerevolmente a seconda delle aree e dei centri urbani/rurali, con la più alta incidenza di povertà tra le famiglie situate negli insediamenti di sfollati (71%). Normalmente, ad esso si accompagna il minor accesso a opportunità occupazionali e generatrici di reddito. In linea con il trend mondiale, anche in Somalia si registra un aumento della percentuale della popolazione urbana rispetto a quella rurale, con circa il 45% della popolazione che risiede in centri urbani. Le analisi statistiche sulla base dei dati degli ultimi 10 anni fanno prevedere un aumento costante della migrazione urbana con circa il 64% della popolazione che risiederà in poche città della Somalia (Mogadiscio, Hargeisa, Berbera, Kisimayo) entro il 2050.

Negli ultimi anni, la spinta verso l’urbanizzazione ha subito un’accelerazione anche a causa della siccità che ha colpito il paese con quattro stagioni delle piogge al di sotto della media stagionale tra il 2016 e il 2017, periodo in cui il settore agricolo-pastorale ha sperimentato quasi il collasso con la perdita massiccia dei raccolti, carenza diffusa di acqua e pascoli, e aumento della mortalità del bestiame. L'insicurezza alimentare provoca un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, con conseguente diminuzione del potere di acquisto delle famiglie. La volatilità dei prezzi al consumo rimane un’altra delle questioni da affrontare a livello macro-economico per la stabilità del Paese.

Situazione umanitaria

La Somalia si conferma il Paese con il più alto numero di sfollati interni al mondo, ed è in aumento anche il flusso migratorio verso e proveniente da i paesi confinanti, come il Kenya e l’Etiopia. In generale, 5 regioni sulle 18 che costituiscono la Somalia ospitano la totalità delle persone bisognose di aiuti umanitari, e precisamente Benadir, Bay, Lower Shabelle, Hiran and Awdal, con un aumento delle migrazioni interne verso i centri urbani di Mogadiscio, Baidoa, Galkayo e Kisimayo, dove si concentra la grandissima maggioranza di sfollati interni. Il ritmo accelerato di urbanizzazione causa un degrado delle limitate infrastrutture esistenti e condizioni di sovraffollamento.

I bambini sono tra i gruppi maggiormente colpiti dalle emergenze umanitarie e la malnutrizione ha raggiunto livelli di emergenza in un certo numero di località. In Somalia, un bambino ogni 7 muore prima dei 5 anni, a causa non solo di malnutrizione grave, ma anche di malattie come il morbillo, il colera, e malattie respiratorie. Inoltre, in Somalia si sta diffondendo il fenomeno dei bambini-soldato, con un totale di 1.811 bambini reclutati nelle forze militari o di stampo terroristico nel 2018, un trend che si conferma purtroppo in crescita. Come si conferma in crescita il tasso di bambini non inseriti nel sistema scolastico, al momento attuale circa 3 milioni.

La Cooperazione Internazionale

Gli aiuti internazionali vengono canalizzati attraverso il Somalia Development and Reconstruction Funds (SDRF), un'architettura di coordinamento dei finanziamenti creata nel 2014 come elemento centrale dell'attuazione del Somali Compact, e rimasta in vigore anche con l’introduzione del National Development Plan. L’SDRF ha il compito di indirizzo politico, di coordinamento e di approvazione degli aiuti internazionali, con particolare riferimento alle attività sul canale multilaterale ed è gestito da un Comitato di Coordinamento co-presieduto dal Governo Federale Somalo (il Primo Ministro) e dalle Nazioni Unite, nella persona dello Special Representative del Segretario Generale delle Nazioni Unite, e prevede anche la partecipazione dei donatori attivi nel Paese.

L’impegno italiano di sostenere lo sviluppo della Somalia, insieme alla comunità internazionale, attraverso i meccanismi e le priorità definite dal Governo somalo è stato confermato durante la prima Conferenza del Somalia Partnership Forum tenutasi a Copenaghen nel 2014, nella successiva edizione di Istanbul, e nelle più recenti di Londra nel 2017, Bruxelles nel 2018, e Mogadiscio nel 2019. In tali contesti, si è riaffermata collegialmente l’importanza delle attività realizzate attraverso i tre principali Fondi Multilaterali gestiti rispettivamente dalle Nazioni Unite (Multi-Partner Trust Fund), dalla Banca Mondiale (Multi-Partner Fund) e dalla Banca Africana di Sviluppo (Somalia Infrastructure Fund - SIF). Oltre a ciò, Il Governo Federale beneficia di strumenti di coordinamento tematico attraverso la struttura dei Pillar Working Groups e di numerosi tavoli di lavoro tra coordinatori ed agenzie onusiane.

Nel dibattito interno alla Cooperazione, negli ultimi anni ha assunto particolare importanza il nesso umanitario-sviluppo e la costruzione di resilienza, cui è stata dedicata un’intera sessione nel forum di Bruxelles (Luglio 2018).

Anche a livello europeo, si registra la presenza di un meccanismo di coordinamento dell’Unione Europea (European Development Council) che riunisce bimensilmente i capi delle varie agenzie di cooperazione degli Stati membri che operano in Somalia e ECHO, al fine di coordinare le rispettive attività in corso e programmate.

Una considerazione a parte meritano i donatori non tradizionali (principalmente Arabia Saudita, Turchia e Qatar), che non contribuiscono né partecipano alle attività di coordinamento di cui sopra, ma investono consistenti risorse in aiuti sul canale bilaterale.